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22-23 NOVEMBRE 2008: un sorprendente viaggio nel mondo dantesco, in particolare, nella sua opera più eloquente, la Divina Commedia, a proposito della quale mi permetto umilmente di spendere qualche parola. Il titolo originale sembrerebbe essere "Commedia" o Comedìa; così chiama il suo componimento Dante stesso nell'Inferno e ancora lo ribadisce nell'epistola indirizzata a Cangrande della Scala, sotto la dicitura latina: Incipit Comedia Dantis Alagherii, Florentini natione, non moribus. Per quel che riguarda l'aggettivo"Divina", come molti sapranno, fu attribuito per la prima volta da Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante, datato 1373, quindi circa 70 anni dopo il presunto inizio del poema. Per la comune dizione "Divina Commedia", però, si dovrà attendere la seconda metà del Cinquecento, quando Ludovico Dolce, nella sua edizione del 1555, riprese appunto il titolo boccacciano.
Nella Commedia, a cui per tradizione si conferisce l'origine stessa della lingua italiana, Dante fa uso di una nutrita gamma lessicale e stilistica, passando dal "comico" al "sublime".
Terminato questo ardito preambolo, con il quale non vorrei aver offeso alcun "dantista" con imprecisioni o "false testimonianze" e qualora l'avessi fatto chiedo anzitempo scusa, vi comunico che potrete trovare nel network di Mohole, un video con estratti dal preziosissimo intervento di Marco Palasciano: luna lettura iper-polistilistica della Commedia di Dante, arricchita dalla sua acrobatica interpretazione colma di limpido o torbido piacere musicale, concettuale e passionale.

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