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Ecco il prossimo documentario della rassegna
Titolo: Oltre la paura
Sottotitolo: Bruno contro la mafia

Racconta una storia di quella sicilia che bene conosciamo, fatta di mafia, omertà, belle parole e cattivi compagni. La sicilia del cinema, dei telefilm, della letteratura. Ma questo non è un romanzo. Non è una fiction. E' un documentario. Non ci sono attori ma persone che seguono una vita di abitudini e di eventi eccezionali.
La telecamera si nasconde e si avvicina di continuo, segue gli episodi, il cammino, le emozioni di Bruno, e insieme a lui scopre cosa accade: giorno per giorno, processo dopo processo. Nessuna intervista, solo parole ed espressioni 'rubate' durante gli incontri abituali, le telefonate, gli intimi momenti.
Un documentario che ha i colori della fiaba, un racconto leggero che narra le vicende di un eroe, un eroe che sorride, che non si scoraggia, un folle, lucido e incosciente. La mafia è ai margini, rimane distante, non viene raccontata perché già nota, ne conosciamo le regole ed i modi. I cattivi vanno in prigione ma non ne vediamo mai il volto, rimangono sempre lontani o sfocati: Bruno potrebbe subire ulteriori ritorsioni se i volti fossero mostrati, e questa scelta forse amplifica la sensazione di uno contro tutti, di un cavaliere che combatte contro il male senza faccia.

Il documentario ha un lieto fine: vissero tutti felici e contenti. Bruno riapre la pizzeria che per ben tre volte era stata incendiata.

Quello che il doumentario non racconta è che sette mesi dopo Bruno è costretto a chiudere, nessun incendio questa volta ma soltanto un lento ed inesorabile calo di clienti; mangiare una pizza diventa ogni sera un impegno civile, bere una birra media significa lottare contro l'omertà.
Quello che il documentario non racconta è che adesso Bruno ha una famiglia: oltre le due guardie del corpo, anche una moglie ed un figlio...
Quello che il doumentario non racconta è che Bruno sta pensando di aprire un Bed and Breakfast proprio nel cuore di Palermo...

IN SALA INTERVERRA' Alberto Coletta.

Giovedi 19, ore 20,30
Costo del biglietto: 3€ + 2€ tessera Mohole
INGRESSO GRATUITO PER TUTTI GLI ALLIEVI MOHOLE!



«Non mi interessava solamente fare un film sulla Mafia. Quello che mi ha colpito in Bruno Piazzese è l’aspetto universale della sua storia. Una persona normale, comune, che quasi da un giorno all’altro si trova a fare una scelta decisiva per la sua vita: accettare le condizioni della Mafia, quindi pagare il pizzo in cambio di una vita apparentemente “tranquilla e protetta”, oppure denunciare la Mafia rinunciando ad una vita normale, nella speranza di poter vivere indipendente dal potere mafioso. Bruno ha scelto di essere libero. Anche a costo del rischio altissimo. Man mano che trascorrevano i giorni di riprese con Bruno, cercando il modo migliore per raccontarlo in un film, mi accorgevo che il germe della Mafia lo possiamo trovare ovunque, non solo in Sicilia. Nella nostra quotidianità, molto spesso, accettiamo cose ingiuste semplicemente perché le diamo per scontate e subite da tutti. Bruno invece, non ha voluto subire il “sistema mafioso”, regalandoci un importante esempio di coraggio. Alcune volte quel suo coraggio può quasi risultare insopportabile e fastidioso per quella parte di noi che, in situazioni molto meno pericolose, non ha saputo affermare i propri diritti. Bruno invece ha continuato a lottare contro la Mafia con l’unica arma a disposizione: la parola contro l’omertà. In Sicilia, ancora oggi, poche persone hanno il coraggio di pronunciare la parola Mafia. Non è facile parlarne. Lui invece ha continuato, e continua a volerne parlare. Osservando la sua vita sotto scorta, i numerosi sforzi e le numerose delusioni, mi chiedevo: Perché? Che cosa lo spinge a continuare? Me lo sono chiesto per tutto il tempo. Soprattutto quando vivevo con Bruno la paura di un attentato, di un’aggressione. Non ho trovato una risposta, ma ho voluto raccontare, senza troppe interferenze “artistiche” di sorta, il passo pesante, semplice, costante e determinato di un eroe di tutti i giorni, che ha scelto la strada della legalità. Bruno non voleva sentirsi chiamare soltanto “vittima”, ma al contrario, ha voluto giocare un ruolo da “protagonista” della sua vita e della speranza di un futuro migliore per la Sicilia. Oltre la paura, Bruno ha trovato soprattutto il diritto di essere sé stesso e di realizzare i suoi sogni.» (Alberto Coletta)

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